Rassegna Stampa di Martedì 24 marzo 2026

Politica Interna

Referendum: Il referendum costituzionale sulla Giustizia si è concluso con la vittoria del No con il 53,58% (circa 14,7 milioni di voti), superando di oltre 2 milioni i Sì, fermi al 46,41%. Il No ha prevalso in tutte le Regioni tranne Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e in tutti i capoluoghi di Regione. Percentuali più alte del No in Campania e a Napoli, mentre il Sì ottiene il miglior risultato in Veneto. Affluenza al 58,93%, più alta nel Centro-Nord e nelle grandi città, inferiore rispetto ai referendum del 2016 e del 2006. Il Guardasigilli Carlo Nordio ha dichiarato al Corriere della Sera: “Noi abbiamo provato a spiegare con parole semplici, ma non siamo riusciti a fugare la paura che venisse scassata la Costituzione”.

Intervista a Paolo Zangrillo: L’intervista al ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, pubblicata su La Stampa, rivela il suo forte rammarico per la sconfitta sulla riforma, che avrebbe voluto dedicare al presidente Silvio Berlusconi, perché la riforma era “una scelta di civiltà, urgente per il Paese”. Zangrillo sottolinea che, in Italia, “c’è una grande difficoltà ad accettare il cambiamento con serenità”, e riconosce che lo schieramento del No “ha trasformato tutto in una difesa della Costituzione”. Riguardo alla comunicazione, ammette che “forse l’errore è stato non semplificare abbastanza”, e che probabilmente la maggioranza ha “sopravvalutato la capacità di convincere gli elettori restando sul piano tecnico”. Per Zangrillo l’esecutivo continuerà a lavorare sul merito delle riforme, come la legge elettorale, “che sarà il primo banco di prova”.

Politica Estera

Iran: Donald Trump ha annunciato il rinvio di cinque giorni di eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, parlando di colloqui “molto buoni e produttivi” e di un possibile accordo in 15 punti con Teheran. I negoziati proseguirebbero tramite mediatori e telefonate, con la possibilità di un incontro diretto, anche se l’Iran smentisce contatti ufficiali. Intanto Israele continua i raid su obiettivi militari iraniani, mentre emergono tensioni sugli obiettivi della guerra: una possibile intesa fra Washington e Teheran potrebbe non soddisfare il governo Netanyahu.

Ungheria: Le rivelazioni del Washington Post secondo cui il ministro ungherese Szijjarto avrebbe riferito in diretta a Mosca i contenuti di riunioni dei vertici europei, hanno causato preoccupazione a Bruxelles, che chiede chiarimenti a Budapest. L’Ungheria nega parlando di “fake news” e apre un’indagine su possibili intercettazioni. La vicenda, aggravata dal blocco di Budapest al prestito all’Ucraina, evidenzia il deterioramento del rapporto tra il governo Orbán e i partner europei, ormai segnato da sfiducia e accuse di scarsa cooperazione.

Economia e Finanza

Poste: L’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, assicura che “Tim entra nel gruppo Poste ma resta stand alone e l’iconico brand sarà protetto”, dopo il lancio dell’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio da 10,8 miliardi. Il personale in esubero sarà ricollocato in altre aree del gruppo. L’operazione dovrebbe partire a luglio e chiudersi nel quarto trimestre. Il mercato ha reagito premiando Tim e penalizzando Poste.

Gruppo Gedi: È stata completata la cessione del 100% di Gedi al gruppo greco Antenna, che ha acquistato la società da Exor dopo mesi di trattative. Nell’operazione rientrano la Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria Manzoni, mentre La Stampa e Stardust restano fuori. Mirja Cartia d’Asero diventerà amministratrice delegata, mentre Mario Orfeo e Linus resteranno ai rispettivi incarichi. John Elkann ha spiegato che Exor punta a semplificare il portafoglio e aumentare la liquidità per nuovi investimenti.